La Nostra Missione

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(Foto per gentile concessione del Dott. Marco Picarella - Fucina delle Scienze)

Ho iniziato questa missione nel 2004, con spirito forte ed intraprendente, spinto da un grande desiderio di coinvolgere più persone possibile a riscoprire e far scoprire la bellezza del creato.
Si proprio così, la missione di MICROSCOPILUBI è decisamente far rinascere nel cuore delle persone la curiosità di riscoprire la bellezza del mondo che ci circonda. 
Com’è possibile vi chiederete, un sito che vende microscopi, strumenti fermi e che rimangono sopra una piccola scrivania, come è possibile scoprire luoghi e cose nuove stando seduti su una sedia?
Eppure è possibile, è possibile intraprendere un meraviglio viaggio in un paese che non rassomiglia a nessun altro, dove la luce prende aspetti sconosciuti, dove la vita pullula in creazioni così innumerevoli che, in confronto, i popoli della terra non sembrano più che un pugno di misere marionette.
Questo paese non si trova sulle carte geografiche, nel sul nostro luminoso mappamondo; ma se vi gettiamo il più furtivo sguardo, esercita sulla nostra perpetua nostalgia, sulla nostra sete di evasione, la stessa attrazione delle contrade più inebrianti e dei più ammalianti mari del nostro globo.
Chi inizia ad esplorarli, si sentono lontani dal grigio delle nostre esistenze terrestri. Tanto lontani! Eppure non hanno lasciato la loro scrivania.
Dove si trova allora questo paese, questi luoghi? Vicinissimo a noi, tutto intorno a noi, li abbiamo sotto la nostra mano, i nostri piedi. E’ la nostra scrivania, il sottovaso nel nostro giardino, la pozzanghera davanti casa, il nostro bellissimo vaso dei fiori appena recisi e immersi nell’acqua.
E’ IL MONDO MICROSCOPICO, il regno dei microorganismi.
Ma perché microscopico, quel mondo non si impone alla nostra vita giornaliera, così che la maggior parte di noi ignora. Questo è un peccato.
Molti di voi sicuramente obietteranno pensando che è difficile interessarsi ai fatti e alle gesta dei microbi quando non si ha neppure il tempo per visitare ed ammirare tanti leoni o giraffe molto più divertenti.
Questi animali rispetto ai microbi, hanno decisamente la schiacciante superiorità di essere visibili ad occhio nudo. Ma io deploro decisamente l’abitudine che abbiamo di non guardare se non ciò che s’impone alla nostra pupilla, di non essere sensibile che alla costrizione dell’immediato.
Dal fatto che il mondo microscopico non fa la rumorosa pubblicità del leone, avremmo torto a concludere che non la meriti.
Un appassionante universo palpita, fermenta, si muove al disotto di quello sul quale siamo abituati a regnare senza rivali. Un mondo al margine del nostro, e che si può considerare abbastanza vicino, nel campo fisico, a quello che’ edifica la poesia sul piano del sogno! La poesia esige un occhio speciale, un modo speciale di considerare la realtà; allo stesso modo, occorre un occhio speciale per accostarsi al mondo microscopico e distinguere i suoi abitanti.
Il miracolo del microscopio è d’aver introdotto nella scienza, - tutta precisione e ragione sperimentale,- un fattore nuovo, la fantasmagoria, con la luce che è il suo ausiliario indispensabile, e di essere così riuscito ad associare tra loro concetti in apparenza inconciliabili: il virtuale e il reale.

Appena alziamo gli occhi, immediatamente scompaiono le immagini del mondo microscopico.
Dove mi trovo ora? Una finestra aperta ritaglia un rettangolo bluastro, ricco di stelle: un treno fischia in lontananza; il suono del campanello di una bicicletta; un gatto miagola alla luna.
Ah! Rieccoci agli uomini. Qualche cosa di noto e un po’ soffocante torna in noi; siamo dei viaggiatori che abbiamo riempito i propri occhi di paesaggi immensi, e che ora un po’ infelici, rientriamo tra le quattro mura delle proprie camere. Siamo tornati dal regno della luce, e dovremmo contare nuovamente l’alternarsi dei giorni e delle notti. Siamo tornati dall’eterna primavera, e bisognerà riabituarci alle nostre stagioni. E’ dunque la vita.
Per ritrovare qualche cosa che mi ricordi un po’ quello che abbiamo lasciato, dobbiamo guardare al di sopra dell’orizzonte, verso quei chiodi d’oro che tendono il velluto della notte, verso l’immutabile Cassiopea con le sue cinque stelle disposte come una scala, una scala conducente al cielo. Verso Microscopium costellazione composta da 5 stelle disposte a forma di casa. Ecco che s’impone la strana concordanza che avvicina il gigantesco al minuscolo, allora ci stringe l’angosciosa morsa dei due infiniti di Pascal entro cui ci dibattiamo.
Di là dalle nostre teste umane, il colosso e il nano si raggiungono. Lassù, aleggiano branchi di sfere raggruppate intorno ai loro soli, e i soli che fermentano nel crogiuolo delle nebulose. E tutte quelle masse, sospese leggermente e trattenute dallo stesso legame, disegnano nello spazio figure geometriche.
In basso, altre figure geometriche: le diatomee che, agli antipodi degli astri, attestano, con la loro struttura esattamente regolare, la legge universale di equilibrio e di armonia.
E così, la nostra discesa nell’acqua tranquilla di quella pozzanghera davanti casa ci ha valso insegnamenti altrettanto vasti quanto quelli che ci sono offerti sul piano dove ci muoviamo; più vasti, anzi, poiché a quel grado di piccolezza tutto si semplifica, si spoglia, e prende l’elevatezza di un fenomeno primordiale.
Le diatomee, delicati gioielli situati su un gradino biologico tale che nessuno sguardo può goderne, come amuleti segreti che la natura portasse a contatto della sua pelle nuda, ci mostrano la bellezza in sé, per se stessa, disinteressata. E nel mondo dell’estremamente piccolo, nonostante le lotte simili a quelle sulla terra, noi vediamo la vita trionfare sempre della sofferenza e della morte.
Non è stato Stendhal a dire che la bellezza è una promessa di felicità? Bellezza e bontà sono sorelle inseparabili, come se la natura, dopo aver creato, avesse pietà dell’opera sua, e si sforzasse di consolarla del dolore di vivere.
Noi che siamo gli spettatori di questo dramma della vita, della bellezza e della morte, cerchiamo almeno di comprenderne il significato in quanto ci tocca; la contemplazione dell’infinito ci dà un consiglio di umiltà: ci situa al nostro vero posto, ci dice il valore, tutto relativo, del fenomeno umano nel giuoco immenso della creazione. Ci ingiunge di fare semplicemente, con dignità ma senza vano orgoglio, il nostro mestiere di uomini.

Questa presentazione vuole spiegare con parole tratte da un libro di Marcel Roland “Le meraviglie del Microscopio”, gli stessi e medesimi pensieri della mia passione per la microscopia, come in uno strano miracolo all’unisono.